lunedì 11 ottobre 2010

Il tempo è denaro

Se il tempo si potesse concretamente comprare, farei miei miliardi di manciate di secondi.
Parlo del tempo vero, quello che si arriva quasi a tastare, quello che si vive sul serio. Se ne può comprendere l'importanza anche solo puntando lo sguardo sulla routine sociale che ci circonda, sulle ore passate in ufficio,sulle ore passate sui libri, sulle ore passate a giocare a carte quando si dovevano in realtà passare ore sui libri..
Nel bel mezzo di questa banalità bisognerebbe fermarsi e concedersi una pausa.
Sia chiaro, mi rifiuto di considerare il week-end come vera e propria pausa,in quanto anch'esso sovente diventa un ingranaggio della macchina mostruosa della routine (ore 11, solita location di ritrovo, solita gente,che facciamo, dove andiamo? BOH!)
Se fossi eletta "Ministro del Tempo" (dopo Calderoli ministro per la Semplificazione normativa non susciterei troppo clamore) concederei a ciascun lavoratore o studente serio una pausa meditativa,che so, ogni dieci giorni.
Una vera e propria "pausa di riflessione".
Tutto il tempo che serve per pensare, il tempo per capire se ciò che stiamo facendo è giusto o sbagliato per la nostra esistenza, il tempo per telefonare a quel vecchio amico che non sentivamo da anni, il tempo per guardarsi tutte le versioni del Padrino, il tempo per ascoltare il jazz di Vinicio o i fallimentari trip psichedelici degli Stones.
Cose così insomma, di quelle che non trovano spazio nella quotidianità.
Da un superficiale punto di vista economico-scolastico, ci si potrebbe scandalizzare per l'ingente perdita di cui soffrirebbe il Paese, causata dalla diminuzione dei redditi dei lavoratori e quindi dalla diminuzione del Prodotto Interno Lordo.
In realtà, filosofeggiando economicamente, tali interruzioni lavorative andrebbero ad arricchire le lacune dell'ignoranza e innalzerebbero il livello culturale generale. Si potrebbe sostituire il PIL con l'indice di felicità nazionale lorda, come ha già fatto il Bhutan, il quale pur essendo un paese povero con meno di 700000 abitanti, è trai primi venti al mondo per livello di felicità.
La felicità dipende da una serie di fattori quali aspettative e stabilità, ma è dovuta senz'altro anche a quella sensazione di benessere mentale che la "pausa di riflessione" in questione apporterebbe a ciascun individuo.
Stiamo naturalmente parlando di un'utopia, perché stento a credere che tutti utilizzeremmo spontaneamente le ore a disposizione per scopi intellettualmente aulici.
Ma pensate se questa utopia si dovesse realizzare per davvero: il tempo investito per arricchirsi culturalmente rifletterebbe i suoi frutti nel miglioramento delle relazioni umane e nella distensione delle menti.
La cultura diventerebbe un valore importante per qualsiasi livello sociale e pensate in Italia come finalmente si riuscirebbe a valorizzare quella metà del patrimonio Unesco che ci appartiene, e a quanto incrementeremmo il turismo, e a quanto ci arricchiremmo.
Per una volta, serve prima il dilettevole e poi l'utile arriva da sé.
Sembra così semplice a parole,ma nel paese del ridicolo, dell'esibizionismo mediatico e delle stranezze politiche, non c'è tempo per questo tempo.
Rimane un sogno, ma dopo aver visto Inception, la speranza che il sogno diventi realtà esiste.

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