lunedì 4 ottobre 2010

Il web non dimentica mai


Quattro anni fa Stacy Sydner,una giovane americana di 25 anni, pubblicò sulla sua bacheca di Facebook una foto che la ritraeva particolarmente allegra ad una festa,con un bicchiere in mano e un cappello in testa con scritto "Pirata Ubriaca". Stacy stava facendo un tirocinio per insegnare in una High School di Lancaster,in Pennsyilvania.
Quando il suo Supervisore vide la foto, decise di negarle l'abilitazione all'insegnamento a pochi mesi prima della laurea, dicendo che quella foto era poco professionale e avrebbe potuto promuovere il consumo di alcool tra gli studenti.
Il caso della Sydner è emblematico in un'era digitale in cui non viene dimenticato niente: se ci pensate, potenzialmente qualsiasi post su Twitter (forse il male minore), qualsiasi foto su Facebook che vi ritrae ad Amsterdam e Co, qualsiasi frase non-sense scritta per scherzo sulla bacheca dell'amico, possono rimanere indelebili negli archivi del web.
In una società tradizionale, gli errori vengono sì notati,ma non necessariamente ricordati a vita,perché i limiti della memoria umana garantiscono che i peccati vengano prima o poi dimenticati.
In una società che invece registra tutto, saremo sempre legati alle nostre azioni passate,e teoricamente,non potremo più liberarcene.
E se proprio avete tempo da sprecare (tesi che sussiste se dal titolo del post avete avuto lo sbatti di approfondire la lettura fino a questo punto) la questione passa ad un piano esistenziale: si tratta di incapacità di controllare la nostra identità, potenzialmente alla portata di tutti ( non ci credo che le restrizioni sulla privacy dei social network siano così inviolabili,mi correggano gli informatici se sbaglio); di conseguenza,parliamo di impossibilità di reinventarci da capo, come avrebbe fatto volentieri la povera Stacy.
Chi non hai mai desiderato dimenticare e ripartire da zero?
L'uomo ha un necessario bisogno dell'oblio. Per poter costruire il presente e il futuro, non si può rimanere ancorati al passato, e in questo senso i social network ti incastrano alle radici della tua minuziosa storia fino all'osso del collo. In Francia è stata proposta l'introduzione del "diritto costituzionale all'oblio", in Argentina è stata lanciata una campagna per "riportare l'oblio in rete", e a livello europeo sono già state promosse campagne di sensibilizzazione verso i giovani che "postano" con tanta facilità.
Secondo Jeffrey Rosen- autore dell'articolo The web means the end of forgetting (New York Times Magazine)- davanti alle difficoltà di vivere in un mondo senza perdono, dovremmo imparare nuove forme di empatia, nuovi modi di definire noi stessi , senza preoccuparci continuamente di quello che gli altri pensano e dicono di noi. E dovremmo trovare nuovi modi di perdonare le tracce digitali che ci porteremo dietro per sempre.
In attesa degli interventi istituzionali,che danno sempre un pò fastidio perché dimostrano la necessità di farci guidare da terzi anche in questo campo, potremmo preservare autonomamente il nostro presente.
Potremmo cancellare quei post inutili, smetterla di condividere quei link sciagurati ( di quelli con i caratteri alternati e le k,e con tanti tanti tanti cuoricini), e finirla di passare il tempo a vedere come sia diventata quella sfigata con gli occhiali che alle elementari piangeva sempre.
Proviamo a farlo in primis per noi stessi nonché per le generazioni future, arricchiamo la quotidianità con esperienze utili, senza "tag" e senza "poke".
E come diceva Khalil Gibran, l'oblio è una forma di libertà.

4 commenti:

  1. Articolo molto bello, spesso effettivamente facciamo le cose sul Web con leggerezza e non pensiamo alle conseguenze...penso che se però da un lato si debba avere diritto all'oblio dall'altro la "memoria" del Web non è del tutto una cosa negativa...un esempio ?? La politica (ci caschiamo sempre...) e la Storia. Quanti ricorderebbero (o nel caso nostro data la giovane età saprebbero) quello che diceva o faceva questo o quel personaggio 10,15, 20 anni fa (vedi per esempio la rivalutazione di Craxi) o quanti tra 100 anni avrebbero documenti e notizie di periodi come la guerra mondiale o l'olocausto? penso che sia una risorsa molto importante per la collettività anche se per i singoli, come nel caso di Stacy può creare danni molto pesanti...

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  2. Assolutamente d'accordo sulla massima importanza del web in tempi moderni, sul grande valore aggiunto che ha apportato nella nostra era in fatto di conoscenza e di cultura.
    Ma quello che l'articolo vuole porre in evidenza è un aspetto raramente considerato, proprio perché oscurato dalla celebrazione (meritata, sia chiaro) di internet, e che nasce dalla preoccupazione di farne un utilizzo sbagliato.
    Il pericolo sta forse più per le future generazioni, le quali saranno talmente occupate a star dietro a quanto offre il presente tecnologico, che si priveranno del tutto della curiosità di indagare sul passato storico e politico, una curiosità che, per fortuna, a noi ancora appartiene.

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  3. però sempre belle parole ma noi tutti siamo su facebook,twitter e cose varie..come mai?cioè alla fine sappiamo che è sbagliato eppure non riusciamo a farne a meno..appena vengono scattate delle foto non si vede l'ora di plubbicarle sui social network per apparire,per dimostrare chissà che..quindi come dovremmo fare se il futuro va in quella direzione?ignorarlo?

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  4. Certo che lo puoi ignorare, prima vivevi bene senza, puoi farlo anche adesso. Come ogni prodotto di massa c'è chi lo usa male. Con fb riesci ad eliminare un sacco di passaggi comunicativi spesso noiosi e a raggiungere un numero maggiore di persone più facilmente attraverso chat, email ed eventi. Sta a chi lo usa decidere se usarlo così o utilizzarlo alla "myspace" condividendo tutto con tutti, compresi link idioti o interessanti o stati d'animo e fattori privati. Io se ci fosse un canale alternativo che mi permette di avere le stesse comodità di fb lo userei volentieri, dato la piega che ha preso ultimamente.

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