giovedì 4 novembre 2010

Nana Korobi Ya Oki 七転び八起き #3

Immaginate di organizzare un viaggio in Giappone e immaginate di volerlo fare completamente lasciati a voi stessi, senza guide o viaggi organizzati. Immaginate a questo punto di voler andare in un famoso ristorante o un hotel come nell'immagine, magari un pò isolato e non al centro, avete solo l'indirizzo e non potete chiedere aiuto a nessuno. Sappiate che senza navigatore sarà praticamente impossibile arrivarci, per me di sicuro. Il sistema di localizzazione di case e posti non è assolutamente come quello a cui siamo abituati. Il sistema di indirizzi Giapponese è organizzato in maniera gerarchica, al contrario nostro vanno dal generale al particolare, questo è dovuto sia dalla loro forma mentis sia dalla mappatura delle loro città che non è lineare. Se vogliamo andare in quel ristorante avremo l'indirizzo che inizia con il c.a.p. , seguito dalla prefettura Ken, poi la città Shi, quartiere, zona, isolato, edificio ed infine cognome e nome. Il motivo per cui ho definito l'organizzazione degli indirizzi giapponesi gerarchica è che i palazzi ed i luoghi sono numerati. La numerazione è data dall'anzianità di una costruzione. Se nella zona A ci sono dieci palazzi questo non significa che affianco al palazzo 1 ci sia il 2. Data la natura cronologica di questa localizzazione vi è il chaos più totale perchè la nostra logica di indirizzi è totalmente abbandonata. Arrivati nella zona se non si ha una mappa è impossibile trovare un posto.

martedì 2 novembre 2010

Broadcast: il mio verbo irregolare inglese preferito!

1926, John Reith (primo direttore generale BBC) :"Il broadcasting deve essere gestito come servizio pubblico ben definito da precisi standard. Ciò vuole dire che non può essere usato unicamente per finalità d'intrattenimento. Impiegare uno strumento così grande e universale solo per intrattenimento costituisce non solo un'abdicazione di responsabilità, ma anche un insulto all'intelligenza del pubblico. Il broadcasting dovrebbe portare il meglio della cultura e della conoscenza umana nel maggior numero possibile di case e nella più ampia quantità. Spesso, è vero, siamo accusati di dare al pubblico ciò di cui noi pensiamo abbia bisogno e non ciò che vuole, ma pochi sanno ciò che il pubblico vuole realmente e pochi conoscono ciò di cui necessita. In ogni caso è sempre meglio sopravvalutare le sue capacità piuttosto che sottovalutarle."

Mi sembra evidente che oggi, allo stato delle cose, o la cultura/conoscenza umana sta passando un periodo particolarmente sfigato, oppure i broadcaster considerano il pubblico niente più che una merda. Che merda!

giovedì 28 ottobre 2010

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA AVVENENDO. RINFRESCHIAMO UN ATTIMO LA MEMORIA.


Le emissioni globali di gas serra sono aumentate dai tempi della Preistoria, del 70% tra il 1970 ed il 2004.
Tra il 1998 e il 2007 c’è stato il decennio più caldo mai registrato dal 1850, cioè l’anno in cui le temperature terrestri hanno iniziato ad essere misurate.
Come cambia il clima:
-Uragani: sia l’intensità sia la frequenza stanno aumentando. A livello mondiale i cicloni di 4 e 5 categoria sono stati più frequenti del 50% tra il 1990 e il 2004, di quanto non lo fossero stati tra il 1975 e il 1989.
-Ondata di caldo: nell’agosto 2003 un’ondata di caldo ha causato la morte di 50.000 persone in Europa. L’Italia contò 20.000 vittime, la Francia 13.000, 8.600 la Spagna, 4.600 l’ Olanda, per citarne alcuni.
-Tempeste di neve: nel 2008 tempeste di neve senza precedenti hanno paralizzato la Cina, più di 100.000 persone sono state evacuate dalle case crollate. La temperatura è scesa fino a 43 gradi sotto zero.
-Alluvioni: i casi di pioggia violenta sono più che raddoppiati tra il 1950 ed il 2000.
Durante i monsoni del 2007, i più violenti degli ultimi 30 anni, più di 1900 persone sono morte per le alluvioni nell'Asia meridionale, in India ci sono stati 12 milioni di dispersi nel Bihar e 30 milioni in altri venti stati.
La morte ha toccato anche 68.000 capi di bestiame, nella sola India.
Il totale delle perdite economiche sono state stimate in 12 miliardi di rupie.
-Riscaldamento: il ghiaccio della Groenlandia potrebbe sciogliersi completamente se la temperatura del globo aumentasse tra i 2 e i 5 gradi.
Questo comporterebbe un innalzamento di 7 metri del livello degli oceani, con conseguente spostamento delle comunità che vivono sulle coste e sulle isole, una tragedia di proporzioni inimmaginabili.
I ghiacciai che forniscono l’acqua ai fiumi stanno fondendo (dell’Himalaya, del Kilimanjaro..). Quando non ci saranno più, i fiumi si prosciugheranno.


Dati dell’ International Panel on Climate Change.
Il rapporto del 2007, compilato con la partecipazione di 2.500 scienzati di 130 paesi diversi, ha confermato che i cambiamenti climatici che stanno avvenendo sono di causa antropogenica e stanno minacciando la vita sulla Terra.

Nana Korobi Ya Oki 七転び八起き #2

L’oriente da sempre ha prodotto un rilevante fascino per l’uomo occidentale. Una delle figure più accattivanti è rappresentativa dell’oriente è il Samurai giapponese,conosciuto tramite il suo mito come il combattente che conosce perfettamente le arti marziali e pratica il suicidio rituale detto Harakiri. Il verbo giapponese Saburau è la probabile radice del termine Samurai, l’etimologia di questa parola descrive pienamente il ruolo e la mentalità di questo guerriero, il verbo significa “servire”, quindi il termine samurai si può tradurre come : Colui che serve. In realtà il termine corretto per guerriero è Bushi, difatti l’arte del combattimento giapponese si chiama Bushi-do, dove do, sta per via, metodo, inteso secondo la cultura giapponese di formazione del carattere come temperamento dello spirito. Il titolo di questa rubrica riprende uno dei famosi detti dei Samurai : Sette volte cadere, otto volte attaccare Nana Korobi Ya Oki. In Giappone la storia è divisa per periodi nominati secondi determinati eventi fondamentali per quel periodo; la nascita dei samurai è ricollegabile al periodo Heian, ovvero la città che divenne capitale(la odierna Kyoto) nell’anno 794 a.c. I vari feudatari ,detti Damyo, iniziano a costruirsi eserciti personali data l’impossibilità del governo centrale di garantire la sicurezza nazionale: nascono così i primi eserciti che saranno il fulcro della casta dei Samurai. Da qui in avanti l’Imperatore continua lentamente a perdere il suo effettivo potere e a diventare un simbolo, un’immagine più che un governante, così nasce la figura dello Shogun nel 1192 d. c che sarà il vero detentore del potere temporale. La casta dei samurai inizia adesso a detenere il vero potere essendo la milizia dello Shogun(capo militare supremo), decidendo quindi con le loro battaglie le sorte del potere dello Shogunato, che riconosce a questi il gradino più alto del potere sociale. Nel 1868 in seguito ad una guerra civile l’ultimo Shogun cadde e venne ripristinato il potere imperiale. Verso la fine del XIX secolo venne abrogata la riforma dell’imperatore Meji “Il giuramento dei cinque articoli” e in seguito a questa venne formato un esercito in stile occidentale, abbandonando quindi la spada Katana e facendo entrare le armi da fuoco: sebbene ciò il Bushido con il suo valore è rimasto fino ai giorni nostri come valore tradizionale dell’antico Giappone. Il 1873 d. c è l’anno decisivo per la fine dei Samurai : l’imperatore Meji dichiara illegale il possesso della Katana. Dopo quasi un millennio scompare(burocraticamente) la classe dei Samurai.

Si può traversare un fiume, un tratto di mare. La distanza può essere piccola o grande. Nel corso della nostra esistenza incontriamo spesso situazioni paragonabili a una traversata. Prima di affrontare le acque di un fiume o di un mare è necessario conoscere bene il percorso da compiere e l’affidabilità del nuotante. Ci si deve anche informare sulle condizioni del tempo. Solo quando è tutto a posto si salpa. Si può navigare con il vento in poppa, di traverso o di bolina; qualche volta bisogna anche remare per raggiungere l’altra sponda. Anche nella vita bisogna avere la determinazione di superare tutte le difficoltà che si frappongono alla nostra avanzata. Nei combattimenti, secondo la via dell'Hejō, ci si deve comportare come quando attraversiamo un fiume o un tratto di mare: bisogna conoscere tutti i segreti dell'avversario, come un abile pilota conosce i segreti dei fiumi e dei mari. Quando hai superato questo scoglio sei al sicuro. La conoscenza dei punti deboli del nemico ti concede un grosso vantaggio e ti assicura la vittoria.

Studia con attenzione questo capitolo, perché la strategia della "traversata" è assai importante sia negli scontri individuali che nelle battaglie. Miyamoto Musashi - Gorin no sho - Hi (Il libro dei cinque anelli - Il Fuoco)

lunedì 25 ottobre 2010

Forse cercavi: la voglia di studiare


Una volta un informatico da due soldi mi ha detto che Google ti conosce meglio di chiunque altro. Sa più cose di te di quante ne possano sapere i tuoi amici, genitori, edicolante di fiducia o colleghi. Certamente il livello della qualità dell'informazione potrà non essere la stessa, ma per quanto riguarda la quantità non c'è partita. Quante ricerche fai in un giorno su google? Dieci, venti? Secondo me sono di più. Stamattina per esempio ho addirittura cercato "cavolini di bruxelles" per vedere una volta per tutte cosa avessero di speciale ste verdure che avevo scoperto alle medie perchè venivano diffamate su un raccoglitore della Smemoranda e, già che c'ero, ho provato anche a cercare se riuscivo a trovare un immagine di quel raccoglitore. Presente quando proprio non hai voglia di studiare?
  La cosa certa è che il numero di informazioni riguardanti noi surfisti senza tavola nel corso, non dico di una vita, ma  anche di solo qualche anno, fa si che sia (potenzialmente) possibile tracciare un profilo della persona, eclatante come mai prima d'ora possibile.  Qui ci si sposta dalla dimensione della conoscenza dizionariale del reale per quella che è l'identità che in un io-qui-ora ci si prospetta davanti, ad una dimensione della conoscenza ti tipo enciclopedica della somma telematica di tutte le identità che costituiscono l'individuo nelle varie occorrenze concrete (in università, in casa, quando sei sbronzo, quando non lo sei, al cenone di natale con i parenti, in vacanza all'estero). Il progetto della macchina che guida da sola (always from Mountain View) a confronto è un passatempo estivo da nerd brufolosi e l'uso di tale forbito linguaggio vuole sopperire, più o meno inconsciamente,  alla penuria di studio, osteggiando i sensi di colpa nel nome della Crusca.
  Il discorso della privacy dell'utente, soprattutto nel caso di google, è molto interessante ma la riflessione di un ragazzo di 23 anni che il lunedì mattina non ha voglia di studiare non aspira a tanto. 
Quello che sto cercando di dire è che non tutti sono consapevoli di che potenza si nascondi realmente dietro quella simpatica scritta colorata di blu, rosso, giallo e verde che fattura miliardi ogni anno e che ha la tecnologia per far guidare una macchina da sola e per farmi rivivere nella mente per 5 minuti i bei tempi delle medie quando c'erano raccoglitori, quablock a quadretti e quella grande invenzione che è stata il salvabuchi.


giovedì 14 ottobre 2010

Nana Korobi Ya Oki 七転び八起き #1

靴を取る

Vi è un’usanza che probabilmente avrete visto mille volte negli anime giapponesi e forse non vi siete neanche mai chiesti il perché di tale abitudine: togliersi le scarpe entrando in casa. Non è una cosa banale o strana, oramai è un’abitudine che i Giapponesi hanno da moltissimo tempo. La sequenza di questo gesto è molto semplice: entrati dalla porta d’ingresso vi troverete di fronte ad un gradino di qualche centimetro preceduto da una zona apposita dove vi toglierete le scarpe, poi dovrete stare attenti a non calpestare la parte di pavimento dove avete lasciato le calzature ed entrare effettivamente in casa poggiando i piedi sul gradino dove ci saranno delle ciabatte, ovviamente pulite, appositamente lì per gli ospiti. Se volete vedere un Giapponese standard alterato entrate in casa sua senza toglietevi le scarpe e probabilmente lo vedrete diventare rosso come un peperone ed offeso, non credo che vi dirà mai niente di cattivo , sono sempre molto pacati e gentili, ma sappiate che per loro equivale a un gesto di grande scortesia. Addirittura dicono che l’unica persona ad entrare in casa senza togliersi le scarpe è il ladro. In ogni caso non è una tradizione legata solo alle abitazioni. Il mio professore italiano di日本語 ha insegnato italiano in Giappone per undici anni e ci ha detto che è cosa comune vedere persone in treno levarsi le scarpe, professori ricevere nel loro ufficio con le pantofole o professionisti nei loro uffici senza calzari. Assurdo, ma a questo punto forse no, anche addirittura nelle scuole, dove oltre alla divisa, puntualmente, quando si entra si cambiano le scarpe. Ovviamente tutti i rituali e sport tradizionali giapponesi si svolgono a piedi nudi, dall’Ikebana alla Sumo. Le motivazioni dietro questa tradizione sono semplici. La mia prof di giapponese ci spiegò che così la casa rimane pulita e inoltre oramai è tradizione e naturale farlo, sarebbe strano il contrario. Inoltre in Giappone si crede che camminare e fare attività direttamente a contatto con il suolo serva a scaricare lo stress accumulato nella giornata, e loro ne accumulano davvero tanto. Ci ha spiegato che oltre a queste ovvie ragioni di pulizia vi è anche un’origine storica e religiosa, dove secondo l’ideologia shinoista che vede l’uomo e la natura unite, dove lo spirito fa da tramite tra terra- corpo- cielo, dunque tutto ciò che separa il corpo dalla terra è visto come negativo, da qui è nata la tradizione che si è poi evoluta e adattata al particolare stile architettonico giapponese. Infatti il modo di vivere ed essere organizzati, anche nelle case, è molto particolare ed indicativo della mentalità nipponica, unico paese al mondo dove la gente paga per dormire in delle capsule, non a caso. Naturalmente il tutto viene fatto con ordine, addirittura ci sono le ciabatte per il bagno e per il balcone, da cambiare quando si entra in queste zone della casa. Rigorosamente le scarpe devono essere con la punta rivolte verso l’uscita, pronte ad essere infilate al volo quando si esce.

Quindi se andate in Giappone ricordate di lavarvi spesso i piedi per evitare brutte figure.

起き

Dopo la pioggia

上がる聞く仄かなる

Un po’ smunti si levano

水の後

I crisantemi

lunedì 11 ottobre 2010

Il tempo è denaro

Se il tempo si potesse concretamente comprare, farei miei miliardi di manciate di secondi.
Parlo del tempo vero, quello che si arriva quasi a tastare, quello che si vive sul serio. Se ne può comprendere l'importanza anche solo puntando lo sguardo sulla routine sociale che ci circonda, sulle ore passate in ufficio,sulle ore passate sui libri, sulle ore passate a giocare a carte quando si dovevano in realtà passare ore sui libri..
Nel bel mezzo di questa banalità bisognerebbe fermarsi e concedersi una pausa.
Sia chiaro, mi rifiuto di considerare il week-end come vera e propria pausa,in quanto anch'esso sovente diventa un ingranaggio della macchina mostruosa della routine (ore 11, solita location di ritrovo, solita gente,che facciamo, dove andiamo? BOH!)
Se fossi eletta "Ministro del Tempo" (dopo Calderoli ministro per la Semplificazione normativa non susciterei troppo clamore) concederei a ciascun lavoratore o studente serio una pausa meditativa,che so, ogni dieci giorni.
Una vera e propria "pausa di riflessione".
Tutto il tempo che serve per pensare, il tempo per capire se ciò che stiamo facendo è giusto o sbagliato per la nostra esistenza, il tempo per telefonare a quel vecchio amico che non sentivamo da anni, il tempo per guardarsi tutte le versioni del Padrino, il tempo per ascoltare il jazz di Vinicio o i fallimentari trip psichedelici degli Stones.
Cose così insomma, di quelle che non trovano spazio nella quotidianità.
Da un superficiale punto di vista economico-scolastico, ci si potrebbe scandalizzare per l'ingente perdita di cui soffrirebbe il Paese, causata dalla diminuzione dei redditi dei lavoratori e quindi dalla diminuzione del Prodotto Interno Lordo.
In realtà, filosofeggiando economicamente, tali interruzioni lavorative andrebbero ad arricchire le lacune dell'ignoranza e innalzerebbero il livello culturale generale. Si potrebbe sostituire il PIL con l'indice di felicità nazionale lorda, come ha già fatto il Bhutan, il quale pur essendo un paese povero con meno di 700000 abitanti, è trai primi venti al mondo per livello di felicità.
La felicità dipende da una serie di fattori quali aspettative e stabilità, ma è dovuta senz'altro anche a quella sensazione di benessere mentale che la "pausa di riflessione" in questione apporterebbe a ciascun individuo.
Stiamo naturalmente parlando di un'utopia, perché stento a credere che tutti utilizzeremmo spontaneamente le ore a disposizione per scopi intellettualmente aulici.
Ma pensate se questa utopia si dovesse realizzare per davvero: il tempo investito per arricchirsi culturalmente rifletterebbe i suoi frutti nel miglioramento delle relazioni umane e nella distensione delle menti.
La cultura diventerebbe un valore importante per qualsiasi livello sociale e pensate in Italia come finalmente si riuscirebbe a valorizzare quella metà del patrimonio Unesco che ci appartiene, e a quanto incrementeremmo il turismo, e a quanto ci arricchiremmo.
Per una volta, serve prima il dilettevole e poi l'utile arriva da sé.
Sembra così semplice a parole,ma nel paese del ridicolo, dell'esibizionismo mediatico e delle stranezze politiche, non c'è tempo per questo tempo.
Rimane un sogno, ma dopo aver visto Inception, la speranza che il sogno diventi realtà esiste.

sabato 9 ottobre 2010

Una serata in un bar qualunque.

- Oh, io non ci sto’ più dentro, ieri sono andato a fare un giro in centro ehh… OH! Cianno tutti la tipa!! Solo io giravo da solo come un pirla.
- Eh!! Vabè cosa vuoi fare? Finché restiamo tutte le sere in sto’ bar cazzo vuoi pretendere, d’altronde, un giorno uno non ci ha voglia di prendere la macchina, l’altro non ci ha benza ed esce sempre in Ciao per risparmiare, l’altro dopo dieci ore in cantiere non si schioda da sti tavolini, l’altro muffo sta’ sempre con quel videogiochino del cazzo e allora…
- Si ma figa OH!!!!!!! Vieni qui e devi aspettare due ore per un panino marcio; poi aspetti tutta la sera per andartene, arrivano le 11 che nessuno ha più voglia di fare un cazzo, per poi andare a casa a dormire.
- Oh, hai una siga?
- EEEHH ma non le hai mai!!! Oh!!!
- Oggi ho messo sul Panda i cerchioni da rally e son fiero.
- Si ma te non hai mai visto che freni a mano che faccio con il mio pandino, l’altro giorno stavo andando a casa, trovo un po’ di sabbietta in uno spiazzale, oh! Ho fatto un leva che a momenti mi cappottavo.
- Ma non sparare bombe, Oh! Che non t’ha mai visto nessuno fare i leva.
- Si perché quando fai una qualcosa, figa, non c’è mai nessuno che può testimoniare.
- Oh, ieri in camionale ho visto uno che si è stampato in moto, figa. Si è fatto troppo male, cazzo, oh!
- Si era Gigio!!
- Ma cazzo dici, oh! Era il muratore che lavorava davanti a casa mia!!
- Oh!! Figa, per me era Gigio!!!
- Oh!! Cazzo, figa, hai visto il suo amico com’è storto, quello ogni sabato sera va’ in disco e prende due paie di cale e 3 o 4 trip!!
- OOOOHHH!!
- OOOHHH!!!
- Non me ne fotte un cazzo, me lo può solo succare!!!
- Oh, cioèffiga, hai una siga!!
- Oh ma non le hai mai!!!
- Dai non fare la piattola, domani te la ridò! Dai sgancia il marlburè
- Domani se mi gira mi faccio un cillomone con la uedra da un chilo!!!
- Oh dai?
- Oh, io porto lo stucco!!
- Che pacco ste serate, domani mi cerco anch’io la tipa.
- Oh drogati io vado a casa, Ciao!!
- Oh, sei ancora qua?
- Vado anch’io che vado a casa a spararmi un seghino.
- Va bè ciao!!
- Ciao, ci si vede domani.
- Ma a me non me ne fotte un cazzo……
- Ciao
  Anche oggi ho passato una serata qui, in un bar che potrebbe essere qualunque bar, in una città che potrebbe essere qualunque città, un bar con dentro dei tipi che aspettano domani per farsi un cilum, ma domani è troppo tardi quindi se lo fanno subito…. E la vita trascorre così.
                                                                                                   by Marco (1996) Parco Dio #1, fanzine.

giovedì 7 ottobre 2010

Nana Korobi Ya Oki 七転び八起き #0

Quando ci troviamo in ascensore con qualcuno con cui si ha poca confidenza, si crea una strana sensazione. Vuoi per la strettezza degli spazi, vuoi per il silenzio opprimente, si sente la necessità di dire qualcosa: in genere si finisce sempre col dire qualcosa sul tempo, chissà perché sia un argomento così gettonato poi. A me spesso capita di tirare fuori proverbi in mezzo a queste proto-conversazioni: delle formule molto semplici ed efficaci, anche se a volte noi le utilizziamo estraendole dal loro contesto originario. Chi di voi ha mai ricevuto in dono un cavallo e gli ha controllato la dentatura? Perché poi, mi chiedo, la dentatura e non gli zoccoli? Questi proverbi sono dei concentrati di cultura e inquadrano le abitudini ed usanze di un Paese. Non funziona così solo nel Vecchio Stivale, ma anche nel resto nel mondo, e che ci crediate o no a leggere i vari detti popolari europei non ragioniamo poi così diversamente dagli spagnoli o dai francesi o dai tedeschi. Ma l’altra fetta del mondo? Quella che fa colazione quando noi dormiamo? No, non sto parlando di chi frequenta il Fluid e prova a speronarti mentre vai a Venezia, ma dell’Oriente e anche degli altri Paesi che non conosciamo: dal Sol Levante alla Russia hanno modi di vivere e di dire totalmente diversi dai nostri, gesti e usanze che a noi sembrano stupide: provate voi a spiegare a un giapponese perché se rovescia del sale deve gettarne tre manciate dietro le spalle, rigorosamente alternando una manciata a destra e una a sinistra. In questa rubrica vi racconterò il mondo visto dagli occhi di altre culture, in particolare quella nipponica, i loro modi vivere e di essere, alcuni loro proverbi particolari ed abitudini alimentari: ogni cosa strana che per loro è regolare e viver quotidiano.

mercoledì 6 ottobre 2010

"Mattino Cinque's burning"

MILANO — Una «fiction» a casa Belpietro. Con tanto di attore. Per ricostruire il racconto della «tutela» del direttore di «Libero» e del presunto attentato di cui avrebbe potuto restare vittima. Un «esperimento giudiziale» disposto dalla procura. Alle 22.30 di ieri sera il «ciak» per ripercorrere, secondo dopo secondo, i fotogrammi dell’agguato fallito via Monte di Pietà 19. Troppi i punti poco chiari nel racconto dell’agente scelto Alessandro N. (nessun testimone, telecamere che non hanno inquadrato il fuggitivo, nessuna impronta rilevata) che i magistrati vogliono approfondire. Le indagini sono state affidate alla Digos e non all’Antiterrorismo. Questo, per gli addetti ai lavori, significa che gli investigatori non pensano a un’azione studiata da qualche gruppo armato. «Potrebbe essere un Tartaglia armato», dice un detective. Anche se tra i poliziotti circola uno strano convincimento: che l’agente di tutela del direttore di «Libero» si sia inventato tutto.
  Questo articolo è tratto dal Corriere della Sera del 5 Ottobre (ndr ieri), pagina 27, rubrica "In culo alla balena". 
Ovviamente è solo un articolo, nulla di più. Ovviamente non se lo cagherà nessuno e non avrà risalto su nessun medium convenzionale, però mi da molto a cui pensare...
...In concomitanza con il discorso di Berlusconi alla Camera, momento cruciale per il governo che pone la fiducia proprio quando i finiani sembrano più lontani, il Belpietro è stato aggredito. Grande risalto alla notizia sulle principali reti nei giorni successivi. Il clima in redazione a Mattino Cinque sembrava quello che i fantini respirano ai cancelletti di partenza prima di un'importante corsa: eccitante. L'opinione pubblica, o almeno qualla grande parte a cui si rivolgono determinate trasmissioni e/o tutti, o quasi, i telegiornali, era incredula. Erano stati i comunisti, una banda armata organizzata che aveva premeditato il tutto! Basta con questo odio! Bata con questa violenza! Il profeta, proprio nel suo discorso 2 giorni prima del malefatto, aveva iniziato con un appello alla coesione e  aveva parlato di «opposizione preconcetta e linguaggio infarcito di odio» ricordando che «spesso l'odio ha armato la mano dell'eversione». Visto? - mi dice l'opinione pubblica a cui si faceva riferimento prima - Aveva ragione...STANDING OVATION !
  Si avvicina l'inverno e, come l'anno scorso, anche quest'anno un dubbio serpeggia nella mia mente. Non mi ricordo cosa successe l'anno scorso però...mi sembra riguardasse puttane (più e meno giovani) e sondaggi in calo. Che fastidio quando non riesci a ricordare una cosa! 
Mi sa che ho pensato troppo per stamattina...



lunedì 4 ottobre 2010

Il web non dimentica mai


Quattro anni fa Stacy Sydner,una giovane americana di 25 anni, pubblicò sulla sua bacheca di Facebook una foto che la ritraeva particolarmente allegra ad una festa,con un bicchiere in mano e un cappello in testa con scritto "Pirata Ubriaca". Stacy stava facendo un tirocinio per insegnare in una High School di Lancaster,in Pennsyilvania.
Quando il suo Supervisore vide la foto, decise di negarle l'abilitazione all'insegnamento a pochi mesi prima della laurea, dicendo che quella foto era poco professionale e avrebbe potuto promuovere il consumo di alcool tra gli studenti.
Il caso della Sydner è emblematico in un'era digitale in cui non viene dimenticato niente: se ci pensate, potenzialmente qualsiasi post su Twitter (forse il male minore), qualsiasi foto su Facebook che vi ritrae ad Amsterdam e Co, qualsiasi frase non-sense scritta per scherzo sulla bacheca dell'amico, possono rimanere indelebili negli archivi del web.
In una società tradizionale, gli errori vengono sì notati,ma non necessariamente ricordati a vita,perché i limiti della memoria umana garantiscono che i peccati vengano prima o poi dimenticati.
In una società che invece registra tutto, saremo sempre legati alle nostre azioni passate,e teoricamente,non potremo più liberarcene.
E se proprio avete tempo da sprecare (tesi che sussiste se dal titolo del post avete avuto lo sbatti di approfondire la lettura fino a questo punto) la questione passa ad un piano esistenziale: si tratta di incapacità di controllare la nostra identità, potenzialmente alla portata di tutti ( non ci credo che le restrizioni sulla privacy dei social network siano così inviolabili,mi correggano gli informatici se sbaglio); di conseguenza,parliamo di impossibilità di reinventarci da capo, come avrebbe fatto volentieri la povera Stacy.
Chi non hai mai desiderato dimenticare e ripartire da zero?
L'uomo ha un necessario bisogno dell'oblio. Per poter costruire il presente e il futuro, non si può rimanere ancorati al passato, e in questo senso i social network ti incastrano alle radici della tua minuziosa storia fino all'osso del collo. In Francia è stata proposta l'introduzione del "diritto costituzionale all'oblio", in Argentina è stata lanciata una campagna per "riportare l'oblio in rete", e a livello europeo sono già state promosse campagne di sensibilizzazione verso i giovani che "postano" con tanta facilità.
Secondo Jeffrey Rosen- autore dell'articolo The web means the end of forgetting (New York Times Magazine)- davanti alle difficoltà di vivere in un mondo senza perdono, dovremmo imparare nuove forme di empatia, nuovi modi di definire noi stessi , senza preoccuparci continuamente di quello che gli altri pensano e dicono di noi. E dovremmo trovare nuovi modi di perdonare le tracce digitali che ci porteremo dietro per sempre.
In attesa degli interventi istituzionali,che danno sempre un pò fastidio perché dimostrano la necessità di farci guidare da terzi anche in questo campo, potremmo preservare autonomamente il nostro presente.
Potremmo cancellare quei post inutili, smetterla di condividere quei link sciagurati ( di quelli con i caratteri alternati e le k,e con tanti tanti tanti cuoricini), e finirla di passare il tempo a vedere come sia diventata quella sfigata con gli occhiali che alle elementari piangeva sempre.
Proviamo a farlo in primis per noi stessi nonché per le generazioni future, arricchiamo la quotidianità con esperienze utili, senza "tag" e senza "poke".
E come diceva Khalil Gibran, l'oblio è una forma di libertà.

sabato 2 ottobre 2010

LO VEDETE QUESTO?

Questo è Pierfranceso Diliberto (detto Pif) e, anche se dalla faccia non si direbbe, negli ultimi 3 anni ha contribuito notevolmente ad alzare il livello qualitativo della televisione italiana. In particolare è riuscito a rivolgersi ai ggiovani come noi, dimostrando che è ancora possibile trattare argomenti di uno spessore culturale leggermente maggiore rispetto a quello che trasudano (ndr ma che cazzo trasudano...) progammi quali Uomini e donne, Amici, Grande Fratello - ci siamo capiti no?
Il programma in questione è Il Testimone. Il nome è significativo: "senza buonismo nè retorica, Pif indaga sulle realtà poco conosciute o scarsamente frequentate dai media" (dalla vita circense alla vita dei moderni Peppini Impastato, dalla "chiamata" per vocazione spirituale alla chiamata ludica del pornoattore), proponendo uno sguardo crudo e nudo della realtà, supportato anche dall'effetto amatoriale delle riprese da lui stesso effettuate. Armato di telecamera a mano, nelle sue interviste e reportage Pif ascolta, cerca di capire, si preoccupa di spiegare e di offrire uno sguardo originale sulla realtà dando voce a tutti i diversi punti di vista perché "quello che ho capito è che c'è ancora molto da capire".
Aspettando la nuova stagione, potete trovare tutte le puntate de Il Testimone QUI !

venerdì 1 ottobre 2010

DUE GOLFI, UN RESET.

 23.12. Record. Non è ancora mezzanotte e abbiamo già la macchina parcheggiata. Non è ancora mezzanotte e siamo già un bel po’ lontano dal Dorgo. Si si, record. Non faccio in tempo a chiudere la macchina e il buon Razzu mi sfida con lattina di Bavaria, in offerta all’Esselunga, alla mano. Shotgunniamo. È un 4 a 0 per lui, come i secondi che ci mette per berla. Me l’aspettavo. Mi sono anche lavato i pantaloni. Che sfiga. Ci incamminiamo verso l’Assab One con il fido limoncello dei Due Golfi e tre Splugen dell’autogrill. È presto, ma la gente in fila è già tantina. Per fortuna a metà sbatti ci aspettano Mela, Carlos, Clara e la Sviki e con nonchalancetantocistavanotenendoilpostoal100% sfruttiamo un pertugio formatosi in quel fortunoso istante. Bella lì, il tempo di una paglia e siamo dentro.
 Il posto è una figata. È un vecchio edificio industriale da cui sono state ricavate 2 grosse sale per l’occasione condite con laser, led colorati, cessi chimici. È pieno di finestre sporche con vetri rotti, c’è un cortile coperto con tettoia, una datata macchina da stampa che non avrebbe sfigurato in una rivisitazione 80s di 
Tempi Moderni campeggia nella sala principale. Insomma la location non se la mena. Siamo presi bene – Nonno, dov’è il limoncio?! L’atmosfera che si respira è quella giusta, sciallata e meno milanese del solito. High five per gli organizzatori. La gente comincia ad essere tantina ma la musica è ancora un po’ sottotono, aspetteremo. Sigaretta, cazzate. Un'altra sigaretta. I Due golfi sono finiti. È l’1.00. Mi dicono che ci sono Piga e Bole fuori, in fila per entrare. La fila è esagerata, “da qui 120 minuti” stile Gardaland. Fanculo. Entrate con noi dall’uscita (che poi è anche l’entrata omaggi). Non ci crede nessuno, ma il Moccia sputacchia qualcosa alle due tipe addette alla lista-omaggi e, vuoi per l’occhio spento, vuoi per il congiuntivo inaspettato-ma-giusto, fa la mossa. Bella lì (e 2). Entriamo, Jägermeister e sbagliati. Al bancone incontriamo Carlos e la cricca della 500 che avevamo perso di vista, siamo sbronzi e facciamo balotta come si deve. La musica pian piano è sempre più sfacciata: i bassi ti scroccano una sigaretta e i watt delle casse ti fanno l’accendino. Non mi esalta ma ci sta. Andiamo a pisciare.   Esco dall'Assab One con Piga e il Moccia per cercare un muro in posizione discreta ma non troppo. Eccolo, facciamo quello che dobbiamo fare ed è qui che si consuma il classico e immancabile rituale de l'urinata alcolica: incontriamo il Personaggio. Uno stravagante signore sulla cinquantina che esordisce avvisandoci della presenza della "madama". Una volta passato il pericolo ci offre con fare gentile le sue tenaglie personali (quelle dei ladri di biciclette) per tagliare una catena di cui a noi non fregava un cazzo. Boh. Per finire ci intorta con una profonda riflessione sull'amicizia che può essere riassunta in malo modo con la massima " gli amici veri oggi sono rari. Avevo quest'amico, ci hanno arrestati insieme...da quando si è sposato è sparito, neanche una telefonata". Cazzo, sono quasi le 2.00, ci affrettiamo a rientrare, sta per iniziare Tilt. Una volta dentro - bordello, la musica adesso ti prende a schiaffi e la vecchia fabbrica è piena di gente. Strano ma vero, ci riusciamo a muovere con agilità - mistero. Io e il Nonno, con Piga e Bole al seguito, decidiamo di piazzarci sotto il palco in zona calda. Arrivano le chicche: Kill all the white man, Invaders must die e l'ormai classica del set tiltiano The Brews sono quelle che mi ricordo. Le transenne che ci dividono dal palco oscillano disgraziatamente come il nonnino in fase di frenata in metropolitana a cui nessuno ha ceduto il posto. I buttafuori iniziano a rompere il cazzo. Nessuno gli da retta, altro classico di Tilt, tocca al kan kan - Razzu! Dove cazzo eri finito?! Sarà un'ora che non ti vediamo - Delirio. La gente balla scatenata. I vetri rotti e sporchi tremano. Tutto molto figo (a parte i buttafuori). Finisce il set di Tilt, promosso anche a sto giro. Sono le 3.37. Decidiamo di tornare a casa, non prima di una rustichella mal-riscaldata (molto male) e dell'ultima, ennesima sigaretta. Siamo stanchi e sfatti. Razzu è in macchina, chissà in quale universo parallelo, perso nel sonno più profondo, più nero del batacchio di un manzo nero in una notte senza luna nella prateria. So che sarà una faticaccia svegliarlo e farlo scendere.




Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.